venerdì 4 maggio 2018

Una testimonianza

Oggi al campo di Dachau durante la visita, ci sono stati raccontati, ciascuno associato a un periodo della guerra o ad un determinato elemento del campo, vari episodi avvenuti sul luogo, e che sono capitati in prima persona a vari deportati. Questi racconti, a noi narrati da Paolo e Laura, i figli di Italo Geloni (un ex-deportato), sono episodi accaduti realmente e arrivati a loro attraverso il padre, il quale li ha visti accadere o sentiti raccontare direttamente all'interno del campo stesso.

Parla Paolo:
"È molto importante chiarire a tutti voi, nello stesso istante in cui vedete  e mettete piede all'interno di questo campo, come i deportati (qua a Dachau soprattutto politici) vivevano all'interno di questo filo spinato, rinchiusi in queste baracche di legno, delle quali ora restano soltanto le fondamenta. Tutto ciò che vi racconto sono parti tratte dagli innumerevoli racconti che mio padre amava narrare e che lui stesso quando in prima persona quando no, ha visto accadere all'interno del campo. In questi luoghi ogni deportato svolgeva un lavoro più o meno in linea con il mestiere che era solito fare da uomo libero. C'erano ingegneri, dottori, calzolai, sarti, operai e le donne come i bambini non erano assolutamente esonerate da questi compiti. A differenza di tutti i lavori che vi ho appena elencato ce ne era però un ulteriore: lavorare nei blocchi dello strerminio. Solo pochi deportati erano addetti a farlo, e venivano poi chiamati Sonderkommando. Erano deportati addetti a lavorare nelle camere a gas, dormivano lì e non potevano recarsi all'interno del campo in quanto i nazisti avevano paura che raccontassero cosa succedeva all'interno di quei luoghi. Era uno di quei lavori che  non potevi rifiutare se non volevi rimetterci la vita. Il compito  dei Sonderkommando era quello di far stare tranquilli i prigionieri all'interno dello spogliatoio, di denudarli e poi di condurli e rinchiuderli nelle camere a gas. Tutto doveva avvenire in perfetta calma senza far sospettare niente ai deportati, ed infatti i Sanderkommando erano obbligati a non far trapelare nulla di quello che sarebbe successo di lì a pochi minuti. C'è però da dire che quello che sappiamo oggi sulle camere a gas, lo abbiamo saputo proprio dai pochi Sanderkommando che sono sopravvissuti o che hanno potuto testimoniarlo attraverso i loro diari. Uno dei racconti che mio padre faceva molto spesso, trattava di un ebreo cecoslovacco, che venne deportato da solo, prima della sua famiglia e che finì a fare il Sonderkommando. Non molto tempo dopo però scendendo negli spogliatoi prima di un nuovo sterminio, vide la sua famiglia, composta da sua zia e sua sorella, che piangenti gli chiesero quello che stava per accadere. Lui obbligato, non gli disse nulla, rimase in silenzio, e disse semplicemente loro di restare tranquille. Quando tutti i deportati furono denudati e pronti aprirono il portellone e i prigionieri iniziarono ad entrare piangenti. Persino lui, senza farsi vedere dalle SS, preso da uno scatto, entrò nella camera a gas, chiedendo poi al suo compagno di chiudere lo sportellone lasciandolo all'interno, in quanto lui voleva morire con la sua famiglia. Qualcuno però si rese conto di cosa stesse succedendo e lo convinse ad uscire. Per testimoniare. Per raccontare. Perchè se fosse morto anche lui insieme a loro non avremmo mai saputo quello che vi sto raccontando adesso dopo settanta e rotti anni. Infatti, spinto proprio da questa responsabilità di dare un senso al suo dono della vita rispetto alla morte di quelle persone, uscì e fu proprio lui a chiudere davanti ai propri familiari il portellone della camera a gas. All'interno di essa però molti deportati, capirono cosa era appena successo e prima che venisse gettato il barilotto di ZIKLON B, le persone all'interno, gli ultimi superstiti del ghetto di Praga, si misero a cantare tutti insieme l'inno nazionale cecoslovacco"
Erica

Struttura con la camera a gas di Dachau e i nuovi forni crematori.

Stanze d'aspetto.
"Qui è dove le vittime venivano informate dell'uso di queste "docce"."

Spogliatoio
"Qui è dove le vittime dovevano lasciare i loro vestiti prima di entrare nelle camere a gas spacciate per docce. I loro vestiti venivano disinfettati prima che un nuovo gruppo potesse entrare nella stanza"

Camera della morte
"Qui è dove i deceduti venivano ammassati prima di essere cremati"


2 commenti:

  1. QUESTA ESPERIENZA LASCERÀ' DENTRO DI VOI UNA TRACCIA PER MOLTO TEMPO , FORSE PER SEMPRE : ANCHE IN NOI CHE VI ABBIAMO SEGUITO IN QUESTO VIAGGIO , VEDENDO LE FOTO E LEGGENDO LE VARIE TESTIMONIANZE. UN BACIONE A FEDERICO .
    NONNA GIULIANA E NONNO PAOLO

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  2. É molto bello seguire il vostro Viaggio giorno dopo giorno. É un po' come vivere insieme a voi tutti i momenti di emozione, di stupore e di tristezza, ma anche quelli di gioia e di leggerezza. Grazie
    Maria Rosa Benedetto

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