Ore 6.15: sveglia e prima colazione
Ore 7.30: partenza da Salisburgo per il campo di Ebensee
Il campo di Ebensee sorgeva in una bellissima zona di montagna. Alla fine della guerra il campo fu però smantellato e suddiviso in tanti lotti edificabili; infatti dove un tempo sorgevano le baracche oggi ci sono delle bellissime villette!
| L'arco di pietra dell'ingresso del campo che oggi si trova al centro del paese di Ebensee |
Ilda Lepetit, moglie di Roberto, un farmacista milanese, deportato perchè aveva nascosto degli ebrei e che era morto a Ebensee, quando seppe quello che stava succedendo comprò il lotto di terreno dove c'era la fossa comune. Quel terreno adesso è un memoriale
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| Cerimonia a Ebensee |
Gli internati di questo campo dovevano scavare gallerie nelle montagne, utilizzate per la fabbricazione di missili balistici V2.
| Il portone -originale- che chiudeva l'ingresso alle gallerie |
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| Le gallerie |
A Ebensee furono deportati molti toscani, tra di essi ricordiamo Cesare Salvestroni di Pisa e Pietro Filippi di Vicopisano.
| La lapide commemorativa con la dedica di Ilda Lepetit |
"Al marito qui sepolto, compagno eroico dei mille morti che insieme riposano e dei milioni di altri martiri di ogni terra e di ogni fede, affratellati dallo stesso tragico destino, una donna italiana dedica pregando perchè così immane sacrifizio porti bontà nell'animo degli uomini."
Ilda Lepetit
Sosta per il pranzo sul lago di Traunsee
Ore 15.30: arrivo al Castello di Hartheim.
Qui sono stati portati bambini, adulti, anziani, molti di questi disabili o gravemente malati. Erano tutti destinati alla morte, ma prima erano utilizzati come cavie umane per i più aberranti ed atroci esperimenti medici.
80 SS volontarie assassinarono e cremarono 30.000 persone, le cui ceneri furono disperse nel Danubio. Tra esse ci furono 300 italiani.
| Questa vecchia foto testimonia l'esistenza del forno crematorio al Castello di Hartheim |
| Cerimonia a Hartheim |
| L'interno del castello |
| Il monumento in ricordo delle 30.000 vittime di Hartheim. 30.000 pietre raccolte da 30.000 bambini austriaci. |
Ore 17:30: arrivo a Gusen.
Nato nel 1940 come sottocampo di Mauthausen, ospitò migliaia di deportati. 65.000 furono assassinati.
Nato nel 1940 come sottocampo di Mauthausen, ospitò migliaia di deportati. 65.000 furono assassinati.
Di quel campo oggi rimane solo un forno crematorio racchiuso all'interno di un memoriale a cui fa da cornice una serie di graziose villette con giardino.
| Il forno crematorio |
Un imprenditore ha acquistato le gallerie scavate dai deportati di Gusen che adesso sono utilizzate per la coltivazione di funghi champignon
| Un ex deportato che abbiamo incontrato a Gusen |
Le nostre riflessioni
Il campo di Ebensee mi ha colpito per la sua galleria. Molto toccanti sono state le parole di Paolo e Laura. Le condizioni nelle miniere erano pessime: il rischio di ferirsi o di morire era alto e i prigionieri non si potevano aiutare fra di loro perché sarebbero stati torturati o direttamente uccisi. Lo stesso trattamento era riservato anche alle donne che facevano gli stessi lavori degli uomini. Tutto questo fa capire la crudeltà e la disumanità dei nazisti che non avevano nessuna pietà. Sono rimasto letteralmente sconcertato e sbigottito a sentire il racconto di Paolo Geloni e ho provato tanta voglia di stare in silenzio per aver modo di riflettere e pensare.
Gabriele
La cosa che mi ha colpito di più di questa giornata sono le storie delle ragazze del campo di Gusen.
Una di queste ragazze si firma con lo pseudonimo KZ 135633 e racconta la vita tormentata delle ragazze del campo, destinate al piacere del sesso. La mattina appena si svegliavano andavano nella piazza dell'appello e quelle che non avevano rifatto il letto nel modo corretto, dovevano mettersi in ginocchio, nude, senza appoggiare le natiche sulle caviglie e venivano colpite con venticinque colpi di bastone; sfinite e straziate dovevano stare in quella posizione fino alle due del pomeriggio. Poi, sempre a quell'ora arrivavano i tedeschi che aspettavano le ragazze nelle baracche per avere con loro rapporti sessuali. Al termine del rapporto i tedeschi esprimevano su un foglietto una considerazione sulla prestazione: "sì" se erano soddisfatti e "no" se non erano soddisfatti. Dopo tre "no" la ragazza veniva uccisa a frustate.
Una di queste ragazze si firma con lo pseudonimo KZ 135633 e racconta la vita tormentata delle ragazze del campo, destinate al piacere del sesso. La mattina appena si svegliavano andavano nella piazza dell'appello e quelle che non avevano rifatto il letto nel modo corretto, dovevano mettersi in ginocchio, nude, senza appoggiare le natiche sulle caviglie e venivano colpite con venticinque colpi di bastone; sfinite e straziate dovevano stare in quella posizione fino alle due del pomeriggio. Poi, sempre a quell'ora arrivavano i tedeschi che aspettavano le ragazze nelle baracche per avere con loro rapporti sessuali. Al termine del rapporto i tedeschi esprimevano su un foglietto una considerazione sulla prestazione: "sì" se erano soddisfatti e "no" se non erano soddisfatti. Dopo tre "no" la ragazza veniva uccisa a frustate.
Matilde
Mi hanno maggiormente colpito le lunghe gallerie scavate dalle persone che erano nel lager di Ebensee e mi sono immaginato la fatica e il dolore che hanno provato ogni giorno; infatti i loro unici attrezzi erano picconi e vanghe e se qualcuno di loro stramazzava a terra veniva ucciso. Inoltre sono rimasto sbalordito quando ho saputo che il territorio del campo di Gusen è stato suddiviso in vari lotti edificabili, senza alcun rispetto per le migliaia di persone che hanno perso la vita su quei terreni e che magari ancora vi riposano in fosse comuni.
Ho ammirato il grande coraggio di un ex-deportato che, nonostante la sua vecchiaia è venuto alla celebrazione in ricordo della liberazione del campo di Gusen.
In un'isolata pianura nei pressi della città austriaca di Linz, sorge il Castello di Hartheim (in tedesco Schloss Hartheim). Appena intravisto il castello dal bus, ho pensato che fosse una semplice chiesa rinascimentale, ma al contrario, era il simbolo tedesco degli esperimenti umani durante il periodo nazista; era coperto da un vasto ammasso di nuvole, che lo rendevano angosciante e allo stesso tempo superiore a noi ragazzi che eravamo orgogliosi di immedesimarci nei deportati trasferiti ad Hartheim in quegli anni bui. Oltretutto, mi sono sentito anche preso in giro ed in confusione, perché nel luogo dove sono decedute migliaia di persone, in modo atroce e con la ferocia con cui tutti i Kapò eseguivano gli ordini dettati dai loro superiori, pochi anni fa, una ristrutturazione ha cambiato, secondo me, la parte migliore del Castello di Hartheim. Inoltre, ho provato commozione, ma soprattutto rispetto verso quei deportati, uomini coraggiosi e generosi che sono morti per i loro ideali di LIBERTÀ, DEMOCRAZIA e PACE TRA I POPOLI!!
Ho ammirato il grande coraggio di un ex-deportato che, nonostante la sua vecchiaia è venuto alla celebrazione in ricordo della liberazione del campo di Gusen.
Federico
Andrea
Tutte le notizie sui campi visitati sono state preparate da Emma, che con costanza continua a prendere appunti sul suo quadernino, con l'immancabile lapis.









...un buongiorno con le lacrime..ho appena letto I pensieri da voi scritti..non ci sono parole, solo tanta tristezza ❤
RispondiEliminaÈ davvero impensabile cosa può fare l'essere umano contro i propri simili.
RispondiEliminaÈ davvero triste e inconcepibile.
Quanto state lavorando ragazzi! Mi avete fatto rivivere il mio viaggio della memoria del 2007. Grazie
RispondiEliminaGrazie all'amministrazione comunale, all'istituto comprensivo Niccolini e agli accompagnatori , che hanno permesso di fare questa esperienza di vita indimenticabile ai nostri ragazzi e anche a noi genitori che li abbiamo seguiti, tramite il blog. Ringrazio tantissimo il signor Gallerini e la prof. Lisi che si sono presi cura dei nostri ragazzi. Mi è piaciuta tanto l'iniziativa del blog che ci ha permesso di sentire più vicini i nostri figli nonostante i chilometri di distanza e di condividere con loro questi momenti .
RispondiEliminaBENCINI PATRIZIA
BUON RIENTRO AI MAGNIFICI 7+2 !!!!
RispondiEliminaSono orgogliosa di fare parte di questa scuola e di conoscere questi ragazzi "magnifici"
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