2 GIUGNO 2018
Comune di Ponsacco
Sala Consiliare
Mi sembra doveroso iniziare con dei ringraziamenti:
Grazie all’Amministrazione Comunale che tutti gli anni offre ai nostri alunni l’opportunità di fare un’esperienza unica e forse irripetibile.
Grazie alla nostra Dirigente che mi ha permesso di accompagnare ancora una volta i nostri ragazzi in questo viaggio (questo per me è stato il terzo pellegrinaggio).
Grazie ai miei colleghi di storia e italiano che, nel corso di tutto l’anno scolastico, hanno accompagnato e guidato gli alunni delle terze in un percorso di documentazione e riflessione, non solo sulla Shoà e sulle intolleranze del passato, ma anche sulle intolleranze di oggi.
Grazie alle colleghe di arte che hanno contribuito in modo significativo alla attuazione di questo percorso scolastico e all’organizzazione del concorso che ha portato alla selezione del gruppo dei “magnifici sette”.
Grazie alle colleghe Laura Giaco e Camilla del Freo per la loro consulenza e il loro supporto tecnologico: il merito dell’idea del blog ce l’hanno tutto loro.
Grazie a Fabrizio, che ha condiviso con noi questa magnifica avventura.
Come ho già avuto occasione di dirti, per questi ragazzi sei stato davvero un “maestro”, nel senso più nobile del termine, e per me un amico sul quale poter contare. Come colleghi noi ci conoscevamo già, ma durante questo viaggio ho avuto modo di approfondire la nostra conoscenza e di apprezzare le tue qualità, soprattutto il tuo equilibrio e la tua saggezza.
Grazie ai nostri “magnifici sette”.
Ragazzi, sono la vostra insegnante da tre anni e già sapevo che siete molto “in gamba”, ma vi dico, sinceramente, che durante questa esperienza mi avete fatto sentire veramente orgogliosa: avete dimostrato maturità, senso di responsabilità e senso del dovere.
A questo punto vorrei condividere con tutti voi alcune, brevi, riflessioni.
Come ho detto, questo per me è stato il terzo “viaggio della memoria”, eppure ogni volta l’emozione è grande, all’orrore non ci si può abituare! E ogni volta ci sono nuovi spunti di riflessione.
Quest’anno ha viaggiato con noi il nostro Vescovo, mons. Andrea Migliavacca.
La sua è stata una presenza discreta, ma significativa.
Non ha fatto lunghi discorsi, ma ha condiviso le nostre emozioni, soprattutto quelle dei numerosi ragazzi (quasi 300!) che partecipavano a questo pellegrinaggio.
Poche parole, ma incisive.
Due domande e una risposta.
La prima domanda: “Dove era Dio in quei momenti così terribili?
Per chi ha fede questa è una domanda veramente angosciante e che talvolta genera un senso di rabbia e di rancore.
Dio è davvero solo colui che, in silenzio, osserva l’uomo che esercita il suo libero arbitrio?
La seconda domanda: “Dove era l’uomo in quei momenti?
Come hanno potuto persone che avevano genitori, mogli e figli, fratelli e sorelle, far convivere questo loro mondo di affetti con un simile livello di orrore?
E questa domanda accomuna tutti, credenti e non credenti.
In un primo momento il vescovo Andrea ha detto ai nostri giovani: “Non cercate subito le risposte! Lasciate che queste domande “entrino” dentro di voi, lasciate che il “silenzio” abbia il sopravvento.
E poi, alla fine, quando ormai questa esperienza stava per concludersi, è arrivata la risposta:
Dio, e l’uomo, erano lì. Erano nei piccoli gesti di solidarietà, come la condivisione di un pezzo di pane tra chi stava morendo di fame; erano nella voglia disperata di sopravvivere solo per poter testimoniare quello che stava succedendo; erano nel desiderio di riuscire a tornare per lottare per un mondo migliore; erano, e sono, nelle parole dell’ex deportato che hanno incontrato i nostri ragazzi: “Sono sopravvissuto grazie alle preghiere di mia madre”; erano, e sono, nella capacità, che qualcuno ha avuto, di saper perdonare.
Oggi, però, io vorrei aggiungere una terza domanda:
“Dove mi sarei collocata io nel tempo della Shoà?
Sono certa che non sarei stata tra i carnefici o fra i tanti, troppi, indifferenti?
Forse, probabilmente, non sarei stata tra i carnefici. Probabilmente, almeno così spero, avrei saputo resistere alle lusinghe di carriera, ricchezza, prestigio.
Ma l’indifferenza?
Avrei saputo resistere alla tentazione di “non vedere”? Sarei stata capace di non cercare un alibi nella paura o nell’idea che noi, nel nostro “piccolo”, non possiamo fare niente?
Il male dell’indifferenza purtroppo non è stato sconfitto.
Questo tipo di atteggiamento è un segnale della china pericolosa che sta prendendo la nostra società.
Mi rivolgo a voi ragazzi.
Lottate contro l’indifferenza perché – come ha detto papa Francesco - è l’indifferenza che paralizza e impedisce di fare quel che è giusto anche quando si sa che è giusto.
[…] L’indifferenza è un virus che contagia pericolosamente i nostri tempi, tempi nei quali siamo sempre più connessi con gli altri, ma sempre meno attenti agli altri".
Voi ragazzi, nel vostro “piccolo”, potete fare molto. Tutte le volte che siete testimoni di ingiustizie o di soprusi (penso al bullismo o al cyber bullismo), non voltatevi dall’altra parte; utilizzate la forza positiva che nasce dall’essere “gruppo” per combattere il “branco”, che esercita la propria forza per prevaricare sugli altri, prendendo di mira soprattutto chi spesso non è in grado di difendersi.
E concludo con le parole di Elie Wiesel, premio Nobel per la pace 1986:
“Sono molte le atrocità nel mondo e moltissimi i pericoli:
Ma di una cosa sono certo: il male peggiore è l’indifferenza.
Il contrario dell’amore non è l’odio, ma l’indifferenza;
il contrario della vita non è la morte, ma l’indifferenza;
il contrario dell’intelligenza non è la stupidità, ma l’indifferenza.
E’ contro di essa che bisogna combattere con tutte
le proprie forze.
E per farlo un’arma esiste: l’educazione.
Bisogna praticarla. diffonderla, condividerla, esercitarla
sempre e dovunque."
Marilene Lisi

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